Finalmente estate
Nel turismo italiano sette lavoratori su dieci guadagnano meno di 14.800 euro l’anno, nelle Isole quattro su cinque. I numeri di giugno 2026 raccontano il backstage di un settore che campa di una sola stagione.
Nel turismo italiano sette lavoratori su dieci guadagnano meno di 14.800 euro l’anno, nelle Isole quattro su cinque. I numeri di giugno 2026 raccontano il backstage di un settore che campa di una sola stagione.
Si è chiusa in questi giorni a Cagliari la seconda edizione della Sardinia Cocktail Week (15-21 giugno 2026): oltre cinquanta eventi, ospiti internazionali da Londra, Copenhagen e Bangkok, una rete di locali e ristoranti dell’isola coinvolti, il debutto del Bar Expo professionale al THotel. È il caso italiano più interessante di food festival contemporaneo costruito su un singolo prodotto — e una lezione di posizionamento per chi fa cibo in Sardegna.
Tesco e Sainsbury’s generano 300 milioni di sterline all’anno vendendo a terzi i dati dei propri clienti. Kroger, in partnership con Microsoft, ha installato in un negozio USA su quattro etichette elettroniche capaci di cambiare il prezzo in tempo reale per ogni cliente. Glovo in Italia è stata sanzionata per 5 milioni di euro per il tracciamento illecito di 35.000 rider. DoorDash ha comprato Deliveroo per 3,7 miliardi di dollari, consolidando in un solo proprietario il database dei consumi alimentari di nove Paesi. Il cibo è il front-end. Il vero core business della grande distribuzione e del delivery è la scienza predittiva sui dati — e il silenzio in cui questa transazione avviene.
Nel 2026 andare a un food festival europeo non è più una scelta di nicchia: è il nuovo modo in cui una generazione sceglie come passare un weekend. Lyon Street Food Festival come modello industriale-recuperato, Carloforte come tradizione-internazionalizzata, Portimão come rito popolare, Copenhagen come cucina d’autore-diffusa, Bilbao come festa cittadina, Lubiana come rituale settimanale. Una mappa europea dei codici culturali — e una lettura strategica per chi fa cibo in Italia.
Il rapporto FAO/IAEA del febbraio 2026 documenta che il 20% del pesce nel mondo è oggetto di frode, fino al 30% nei ristoranti, e che la spigola d’allevamento spacciata per italiana costa 2-3 volte di più della stessa di Grecia o Turchia. In Italia nel 2025 la Guardia Costiera ha sequestrato 572 tonnellate di prodotto irregolare. Per chi fa bene questo mestiere, la trasparenza è la nuova qualità — e una posizione di mercato che si apre.
È morto nella tarda serata di giovedì 21 maggio 2026 nella sua casa di Bra. Aveva 76 anni. Lo chiamavano tutti Carlin. Senza Carlo Petrini, il food italiano contemporaneo non esisterebbe come lo conosciamo — senza Slow Food, senza Pollenzo, senza Terra Madre, senza la lingua con cui parliamo di filiera corta, biodiversità, cibo buono pulito e giusto. Da Bra, senza mai spostarsi, ha cambiato il mondo. Grazie, Carlin.
L’espresso è il nostro mito — 5,2 miliardi di euro di mercato, 80 Paesi di export, primo esportatore mondiale di torrefatto. Eppure siamo il paese che lo ha inventato e ha smesso di studiarlo. Nel mondo lo specialty coffee crescerà a 305 miliardi entro il 2035; in Italia rappresenta meno dello 0,1% dei 150.000 bar. Cosa raccontiamo nella tazzina, cosa accade negli altri Paesi, e perché per chi fa cibo in Italia questa è una delle posizioni di mercato più chiare — e ancora vuote.
PepsiCo ha pagato Poppi 1,95 miliardi di dollari. Coca-Cola ha lanciato Simply Pop. Olipop ha rifiutato i due colossi e oggi vale 1,85 miliardi. Una Gen Z su quattro negli Stati Uniti beve Olipop. La nuova categoria del gut drink non esisteva cinque anni fa: oggi vale centinaia di milioni e ha cambiato come una generazione pensa alle bibite. Ma la salute non basta: vince chi fa del brand una posizione culturale.
Il 14 maggio 2026, alle 23:00, Action Bronson — rapper del Queens, ex chef, oggi capostipite di un universo culturale chiamato Baklava — è salito sul bancone di Katz’s Delicatessen del 1888 con la sua band di dieci elementi e ha debuttato dal vivo il suo ottavo album. Due culture popolari si sono riconosciute. Per chi lavora sul cibo in Italia, quella serata vale una tesi sulla nuova condizione del cibo. È la New Food Generation.
Per la prima volta nella storia, una parte significativa della popolazione occidentale ha smesso di avere fame. Lo studio della Cornell University documenta riduzioni della spesa alimentare del 5,3% (8,2% nei redditi alti), un crollo del 10% degli snack, e l’industria reagisce con linee «GLP-1 friendly» di cui il 77% delle vendite arriva da chi il farmaco non lo prende. JPMorgan stima 30–55 miliardi di dollari di erosione annua entro il 2030. In Italia: vendite semaglutide +78,7% nel 2024, Ozempic in carenza. Per chi fa cibo, oggi, la domanda è: per quale fame si può ancora cucinare.