A Cagliari, una settimana di mixology che ha qualcosa da dire al food italiano
Mentre questo articolo viene pubblicato, a Cagliari sta finendo una settimana che vale la pena raccontare per quello che è stata: la seconda edizione della Sardinia Cocktail Week, in corso dal 15 al 21 giugno 2026, oltre cinquanta appuntamenti distribuiti in tutta l’isola tra masterclass, talk, guest shift, degustazioni e una rete di locali aderenti che si estende ben oltre il capoluogo. Per chi si occupa di cibo e bevande in Sardegna, questa è una notizia. Per chi si occupa di branding del food italiano, è un caso di studio.
Il cocktail è cambiato. Anche in Italia.
Il dato di partenza, in Italia, è che il modo di bere si è trasformato. Secondo l’ultimo rapporto ISTAT sui consumi di alcol, non si beve di più: si beve diversamente. Diminuisce il consumo quotidiano, soprattutto a tavola, durante i pasti. Aumenta il consumo in occasione, fuori pasto, di qualità percepita più alta. È lo stesso movimento culturale che ha colpito da quindici anni il vino — da bevanda quotidiana a esperienza occasionale, da scelta automatica a scelta autoriale — e che oggi sta investendo con velocità anche il segmento dei distillati e della miscelazione.
In questo movimento, la mixology ha smesso di essere il sinonimo elegante di «versare un drink». È diventata una disciplina vera, con il suo vocabolario tecnico, la sua letteratura, le sue scuole. Botanica applicata (quali piante, quali parti, quali estrazioni). Chimica di base (acidità, dolcezza, alcolicità, struttura). Pairing con la cucina ad alti livelli, con il caffè specialty, con il sigaro. Tecniche di estrazione e infusione mutuate dalla gastronomia molecolare. Il bartender contemporaneo non è più chi versa, è chi compone. E il bar non è più dove si beve. È dove si studia.
Cagliari, capitale di una settimana
La Sardinia Cocktail Week è stata ideata da Manolo Orgiana, firma del food & beverage per diverse testate nazionali, e da Roberto Satta, fotografo specializzato in food e drink autore di scatti con chef stellati internazionali. La prima edizione si è tenuta nel giugno 2025. La seconda, che si sta chiudendo in questi giorni, ha più che raddoppiato gli appuntamenti e ha portato a Cagliari nomi che, per chi conosce il mestiere, non hanno bisogno di presentazioni.
Tra gli ospiti internazionali: Giulia Caffiero dal Geranium di Copenhagen, tre stelle Michelin e ai vertici delle classifiche mondiali; Elon Soddu dall’Amaro Bar di Londra; Matteo Cadeddu dall’Opium Bar di Bangkok. Tra gli italiani: Riccardo Marinelli dal Jerry Thomas Speakeasy di Roma, Mario Farulla di Veleno (Roma), Martina Bonci del Gucci Giardino di Firenze, Flavio Angiolillo di Farmily Group e Bitter Fusetti a Milano, Giovanni Bologna di Radici Clandestine a Caserta, Fabio Fanni di Locale a Firenze, Simone Onorati di Ceralacca a Roma. Per un’isola che il resto d’Italia immagina ancora come destinazione di mare e pecorino, vedere arrivare a Cagliari nomi di questo profilo non è banale.
La novità strategica della seconda edizione è il Bar Expo al THotel, uno spazio professionale dedicato all’incontro tra aziende del settore, distributori, agenti e operatori. È il segnale che la manifestazione, nata come settimana di eventi pubblici, sta provando a costruirsi una dimensione b2b: non solo cultura della miscelazione per il consumatore, ma piattaforma commerciale per la filiera dei distillati. È una scelta strategica matura, che proietta l’evento su un orizzonte triennale serio. E che lo distingue dalle decine di «cocktail week» che in Italia nascono ogni anno come operazioni di intrattenimento estivo locale.
Una settimana fra i locali di Cagliari (e oltre)
La rete di locali aderenti racconta qualcosa anche solo a essere letta. Bar e cocktail bar di Cagliari come Cabaret, Central Bar, Coquito, Democratico Rooftop, Fata Cornelia, Gemini American Bar, Grotta Marcello, Il Mercante, Matilde Cocktail Emporium, Sensus Bar, TBar, Tailor’s, The Duke Cocktail Lounge Bar. Distillerie sarde e venete come Tremontis e l’Antica Distilleria Poscia. Locali della ristorazione di alta gamma come Maiori Pizzeria e Sa Scolla (entrambe nella Top 50 Italia Pizza), Framento, Nakoa Ristorante, il Ristorante Terra, l’Aurea Osteria Contemporanea, Old Friend e Cucina.eat (Bib Gourmand Michelin), la Pasticceria Ditrizio, la Gelateria I Fenu. La trama, messa così una accanto all’altra, racconta una scena gastronomica cagliaritana fatta di insegne che lavorano seriamente, conosciute fuori dall’isola, capaci di stare in una conversazione nazionale.
La partecipazione agli eventi della Cocktail Week è gratuita ma con registrazione obbligatoria sul sito ufficiale (sardiniacocktailweek.it). Le cene speciali e le serate di pairing si prenotano direttamente nei locali partecipanti.
Perché è un caso da studiare
Per chi ha letto su questo magazine il pezzo sulla nuova geografia dei food festival europei, la Sardinia Cocktail Week è un caso particolarmente interessante. Vi avevamo segnalato che l’Italia, storicamente, è ricca di sagre e povera di food festival in senso contemporaneo — cioè di eventi che integrino cibo o bevanda, design, comunità di marca, comunicazione visiva di livello, dimensione b2b professionale. La Sardinia Cocktail Week sta provando a essere quella cosa lì, e a farlo da una posizione (la Sardegna) che il resto d’Italia non immagina come centro di mixology.
Conviene dirlo per chiarezza: la prima edizione è stata un esperimento. La seconda è un’edizione strutturata che mette in piedi un’infrastruttura. Se le prossime due edizioni mantengono la promessa, la Sardinia Cocktail Week può diventare un riferimento mediterraneo per la cultura del cocktail — spostando l’asse della miscelazione italiana dai soliti centri (Milano, Roma, Firenze) verso un terzo polo, mediterraneo, che oggi non esiste. È una posizione di mercato seria, e chi la sta costruendo è a casa sua, a Cagliari.
Non vi chiede di bere di più. Vi chiede di bere meglio, di camminare da un bancone all’altro col naso all’in sù e il bicchiere giusto in mano. E di lasciarvi raccontare un’isola da una prospettiva che le cartoline non conoscono.
(Manolo Orgiana)
Cosa significa per chi fa cibo in Sardegna
Chi fa cibo seriamente in Sardegna ha davanti, in questa settimana che si sta chiudendo, una lettura strategica precisa. La Sardinia Cocktail Week dimostra che a Cagliari esiste un pubblico professionale, un’infrastruttura logistica, una rete di insegne, una capacità organizzativa per costruire un evento che parli al circuito nazionale e internazionale del settore. Quello che è successo per la mixology può essere replicato per il pane, per la pasticceria, per il pesce, per il pecorino contemporaneo, per il vino delle nuove cantine sarde. Non manca il pubblico. Non mancano le insegne. Non mancano i livelli di mestiere. Mancava, fino a pochi anni fa, una regia editoriale che mettesse insieme le cose, raccontandole come scena nazionale e non come iniziativa locale.
Quella regia, sul cocktail, oggi esiste. Sul pane, sulla pasta, sul formaggio, sul pesce, sulle nuove distillerie sarde — ancora no. Vale la pena pensarci. E vale la pena di pensarci ora.
Fonti
- Sardinia Cocktail Week, sito ufficiale e programma della seconda edizione, 15-21 giugno 2026.
- L’Unione Sarda, copertura del programma e degli ospiti dell’edizione 2026.
- Identità Golose, Bargiornale, Jones Caffè, The Over Magazine, copertura specializzata della manifestazione, giugno 2026.
- ISTAT, rapporto sui consumi di alcol in Italia, ultima edizione disponibile.
- THotel Cagliari, partner ospitalità ufficiale e sede del Bar Expo dell’edizione 2026.
