New York riapre i supermercati pubblici. Novant’anni dopo, sullo stesso sito di LaGuardia.

New York apre i supermercati pubblici. Cinque punti vendita, uno per ogni distretto della città. Proprietà del Comune, gestione affidata a privati via gara, nessun affitto da pagare, nessuna tassa di proprietà. I risparmi finiscono direttamente sul prezzo finale. Il primo store aprirà nel 2027 a Hunts Point, nel Bronx. Il secondo nel 2029 a East Harlem, dentro La Marqueta. Budget complessivo dell’operazione: 70 milioni di dollari.

Perché lo fanno

A New York i prezzi del cibo sono aumentati del 66% in dieci anni, ben oltre la media nazionale americana. A East Harlem, dove sorgerà una delle prime sedi, il 38% delle famiglie ha ricevuto sussidi alimentari nell’ultimo anno e il 59% non riesce a coprire i bisogni di base. Quando il problema è strutturale, la risposta deve essere altrettanto strutturale: non un bonus, non un voucher, ma infrastruttura pubblica.

La firma sotto il progetto è quella di Zohran Mamdani, eletto sindaco di New York nel 2025 sulla base di una promessa molto precisa: usare il potere del governo per abbassare i prezzi del cibo. I supermercati pubblici sono il primo banco di prova di quella promessa.

Novant’anni dopo

Il punto narrativo che rende questa notizia diversa da una qualunque misura amministrativa è dove sorgerà lo store di East Harlem. La Marqueta, sotto i binari sopraelevati di Park Avenue, è esattamente lo stesso luogo dove nel 1936 il sindaco Fiorello LaGuardia inaugurò il Park Avenue Retail Market: un mercato comunale costruito per dare un tetto regolare ai venditori ambulanti italiani ed ebrei della classe operaia, e per garantire alle loro famiglie cibo fresco a prezzi accessibili.

Quattro anni dopo l’apertura, il mercato serviva 25.000 persone al giorno. Negli anni Cinquanta e Sessanta era il «cuore spirituale di East Harlem» — così lo definì il New York Times. Quando il quartiere divenne Spanish Harlem, il mercato cambiò nome ma non funzione. Il declino è cominciato negli anni Settanta, con la deindustrializzazione, l’incendio del 1977 e la migrazione del commercio verso altre arterie.

Novant’anni dopo, sullo stesso sito, la stessa città fa la stessa cosa. Mamdani l’ha detto in modo esplicito, in piedi davanti a La Marqueta il giorno dell’annuncio: «novant’anni fa Fiorello LaGuardia era in questo stesso luogo, sotto la pioggia, con il raffreddore, per inaugurare questa istituzione. Il New York Times di allora titolò: city tries experiment. È tempo di un altro grande esperimento». LaGuardia rispondeva alla Grande Depressione; Mamdani risponde all’inflazione strutturale e all’insicurezza alimentare. Stessa città. Stessa idea. Nuova generazione.

Quando il problema è strutturale, la risposta deve essere strutturale. Non un bonus, non un voucher: infrastruttura pubblica.

Cosa ci interessa

L’esperimento ha già i suoi critici. I gestori di bodega — le drogherie di quartiere, molte delle quali avevano sostenuto Mamdani in campagna elettorale — lamentano una concorrenza sleale: «usano i nostri soldi delle tasse per farci concorrenza». Una parte degli economisti sostiene che 70 milioni siano troppi per cinque punti vendita di medie dimensioni. È una critica seria che merita risposta nei numeri, non nei comunicati.

Ma il punto, per chi guarda il food come una questione di cultura ed economia urbana, è un altro. Da decenni il discorso pubblico sul cibo si è spostato verso il consumatore: educare meglio, scegliere meglio, mangiare meglio. New York rimette al centro un’altra leva: l’infrastruttura. Chi possiede gli spazi, chi fissa le regole d’accesso, chi decide i margini.

Per Umami questa non è una notizia americana. È una domanda che tornerà in Italia molto presto. In dieci anni abbiamo perso 30.000 operatori di mercato e i primi sette gruppi della grande distribuzione sono passati dal 52% al 71% di quota nazionale. A un certo punto, qualcuno dovrà chiedersi se la risposta sia ancora solo educare il consumatore o anche, e soprattutto, riaprire spazi pubblici dove i prezzi si formano per regole diverse da quelle del mercato concentrato.

Per ora aspettiamo Hunts Point, 2027. Sarà il primo dato vero su un’idea che, novant’anni fa, in questa stessa città, aveva già funzionato.

Fonti

  • Ufficio del Sindaco di New York, comunicati ufficiali del 14 aprile e 18 maggio 2026 sull’annuncio di La Marqueta e Hunts Point.
  • New York City Economic Development Corporation (NYCEDC), schede progetto e documentazione storica su La Marqueta.
  • Grocery Dive, Time, Gothamist, The City, Fox Business, Yahoo News (aprile–maggio 2026).
  • City Lore, Historias / Clemente Center, Public Markets NYC sulla storia del Park Avenue Retail Market e dei mercati pubblici LaGuardia 1936–1941.

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