Finalmente estate
Nel turismo italiano sette lavoratori su dieci guadagnano meno di 14.800 euro l’anno, nelle Isole quattro su cinque. I numeri di giugno 2026 raccontano il backstage di un settore che campa di una sola stagione.
Inchieste sul mondo del food: indaghiamo dietro a quello che mangiamo — filiere, dati, mercati e potere. Le storie che cercano quello che gli altri non dicono.
Nel turismo italiano sette lavoratori su dieci guadagnano meno di 14.800 euro l’anno, nelle Isole quattro su cinque. I numeri di giugno 2026 raccontano il backstage di un settore che campa di una sola stagione.
Tesco e Sainsbury’s generano 300 milioni di sterline all’anno vendendo a terzi i dati dei propri clienti. Kroger, in partnership con Microsoft, ha installato in un negozio USA su quattro etichette elettroniche capaci di cambiare il prezzo in tempo reale per ogni cliente. Glovo in Italia è stata sanzionata per 5 milioni di euro per il tracciamento illecito di 35.000 rider. DoorDash ha comprato Deliveroo per 3,7 miliardi di dollari, consolidando in un solo proprietario il database dei consumi alimentari di nove Paesi. Il cibo è il front-end. Il vero core business della grande distribuzione e del delivery è la scienza predittiva sui dati — e il silenzio in cui questa transazione avviene.
Il rapporto FAO/IAEA del febbraio 2026 documenta che il 20% del pesce nel mondo è oggetto di frode, fino al 30% nei ristoranti, e che la spigola d’allevamento spacciata per italiana costa 2-3 volte di più della stessa di Grecia o Turchia. In Italia nel 2025 la Guardia Costiera ha sequestrato 572 tonnellate di prodotto irregolare. Per chi fa bene questo mestiere, la trasparenza è la nuova qualità — e una posizione di mercato che si apre.
L’espresso è il nostro mito — 5,2 miliardi di euro di mercato, 80 Paesi di export, primo esportatore mondiale di torrefatto. Eppure siamo il paese che lo ha inventato e ha smesso di studiarlo. Nel mondo lo specialty coffee crescerà a 305 miliardi entro il 2035; in Italia rappresenta meno dello 0,1% dei 150.000 bar. Cosa raccontiamo nella tazzina, cosa accade negli altri Paesi, e perché per chi fa cibo in Italia questa è una delle posizioni di mercato più chiare — e ancora vuote.
Per la prima volta nella storia, una parte significativa della popolazione occidentale ha smesso di avere fame. Lo studio della Cornell University documenta riduzioni della spesa alimentare del 5,3% (8,2% nei redditi alti), un crollo del 10% degli snack, e l’industria reagisce con linee «GLP-1 friendly» di cui il 77% delle vendite arriva da chi il farmaco non lo prende. JPMorgan stima 30–55 miliardi di dollari di erosione annua entro il 2030. In Italia: vendite semaglutide +78,7% nel 2024, Ozempic in carenza. Per chi fa cibo, oggi, la domanda è: per quale fame si può ancora cucinare.
Trentamila operatori spariti, quattro miliardi di fatturato evaporati, sette gruppi della grande distribuzione che controllano il 71% del mercato. E dove i mercati rionali sopravvivono come Barcellona, lo fanno per i turisti, non per chi ci abita. La fotografia di un sistema che non torna.
Le dimissioni di René Redzepi dopo l’inchiesta del New York Times non sono il caso di un singolo chef. Sono il momento in cui la cucina d’eccellenza deve decidere se continuare a chiamare «disciplina» quello che in caserma chiamiamo nonnismo e in azienda mobbing.
In dodici mesi 345 saracinesche abbassate sull’isola. In Italia, 6.579 bar in meno in un solo anno. Dietro i numeri, la fine di un modello.