Il mercato è morto. E nessuno ha avuto il coraggio di dirlo ad alta voce.
Il mercato come lo abbiamo conosciuto è morto. E nessuno ha avuto il coraggio di dirlo ad alta voce.
Da colonna sociale del quartiere a luogo di puro intrattenimento per turisti. Quando va bene.
I numeri che nessuno mette in fila
In Italia ci sono ancora circa 7.000 mercati agroalimentari rionali. Ma in dieci anni gli operatori sono passati da 180.000 a 150.000: 30.000 aziende sparite, un‑17%. Nello stesso periodo, il fatturato del commercio su aree pubbliche è sceso da 19 a 15 miliardi di euro: 4 miliardi evaporati, ‑21%. Sono i dati dell’Osservatorio Italmercati ripresi dal Sole 24 Ore.
Nello stesso decennio, dall’altra parte del campo, la concentrazione è esplosa. La quota di mercato dei primi sette gruppi della grande distribuzione — Conad, Selex, Coop, Eurospin, Lidl, Esselunga e Gruppo VéGé — è passata dal 52,2% del 2010 al 71% di ottobre 2025. Lo certifica l’Osservatorio Mediobanca sulla GDO 2025. Sette gruppi controllano sette decimi del cibo che gli italiani comprano.
Tra questi, Eurospin è l’operatore più profittevole del Paese: 1,9 miliardi di euro di utili cumulati tra il 2019 e il 2024. Lidl Italia, da sola, ha chiuso il 2025 a 7,5 miliardi di ricavi su circa 800 punti vendita: circa il 6,5% del mercato nazionale. Un’unica catena tedesca vale, da sola, quanto migliaia di banchi messi insieme.
Sette gruppi controllano il 71% del mercato. Il mercato rionale, nel frattempo, ha perso 30.000 operatori e 4 miliardi di fatturato.
Quando il mercato sopravvive, ma non per chi ci abita
C’è un’altra strada, all’apparenza migliore: il rilancio attraverso il turismo. È il «modello Barcellona», esportato come buona pratica in tutta Europa. Ma vale la pena guardare cosa è successo davvero alla Boqueria.
Barcellona accoglie circa 7,5 milioni di turisti all’anno e la Boqueria è diventata una tappa fissa del tour cittadino. I residenti hanno smesso di andarci. I prezzi si sono allineati ai visitatori in transito, non alle famiglie del quartiere. I banchi che vendevano ingredienti freschi hanno lasciato spazio a banchi di succhi, frullati, frutta tagliata, souvenir gastronomici. Le proteste della cittadinanza hanno costretto il municipio a limitare l’accesso dei gruppi turistici in alcune fasce orarie. E nel 2024 il Comune di Barcellona ha fatto una cosa che andrebbe scritta sui muri: ha ufficialmente scoraggiato i turisti dal visitare la Boqueria, invitandoli a usare i mercati di quartiere. È la città stessa che dice ai suoi visitatori «non venite qui».
Il modello regge per il bilancio dei gestori. Non regge per il quartiere. Il mercato sopravvive, ma non per i cittadini.
Lo stesso copione si ripete altrove. Il Borough Market di Londra è ormai un’esperienza turistica con prezzi calibrati sui visitatori, non sulla spesa quotidiana. Il Time Out Market di Lisbona non è nemmeno più un mercato: è una food court di alta gamma curata da un brand editoriale, con il logo giusto in vetrina. Tre città, tre modelli, lo stesso esito: il mercato sopravvive, ma non per chi ci vive sopra.
La domanda vera
Tolti i due estremi — agonia silenziosa da un lato, parco a tema turistico dall’altro — resta la domanda che ci interessa davvero. Si può rilanciare un mercato rionale dentro al tessuto urbano in cui vive? Non come reliquia, non come attrazione, ma come servizio?
Lo stesso presidente di Italmercati, Fabio Massimo Pallottini, indica la direzione in modo netto: il problema dei mercati italiani non è la qualità del prodotto, che è indiscussa, ma il loro «contenuto di servizio». Orari obsoleti, gestione comunale datata, assenza di consegna a domicilio, mancanza di prodotti pronti per famiglie che hanno smesso di organizzare la spesa al mattino. Aggiungiamo noi: identità protetta dal turismo, filiera leggibile sul banco, agricoltori veri al posto dei grossisti travestiti.
La nostalgia non rilancia niente. Servizio prima di nostalgia. È da lì che si riparte, o non si riparte affatto.
Fonti
- Osservatorio Italmercati, dati ripresi da Il Sole 24 Ore, «Mercati rionali a rischio chiusura se non migliorano i servizi».
- Area Studi Mediobanca, Osservatorio sulla GDO italiana e internazionale a prevalenza alimentare, edizione 2026 (dati 2019–2025).
- Razvan Zamfira, La Boqueria — From market to contemporary mass tourism theme park; coperture su The Creative Adventurer e Gastronomic Arts Barcelona sulla riforma 2025–26 del mercato.
- Comunicazioni del Comune di Barcellona sulla gestione turistica dei mercati centrali (2024–25).
