Una rockstar con il coltello in mano

Una rockstar con il coltello in mano. Questa è la storia di come è cominciata.

A24 ha diffuso il primo trailer di Tony, il biopic su Anthony Bourdain. Lo dirige Matt Johnson — quello di BlackBerry — con Dominic Sessa (The Holdovers) nei panni del giovane Tony e Antonio Banderas nel ruolo del primo uomo di cucina che lo prende sotto la sua ala. In sala ad agosto.

La scelta narrativa è chirurgica. Invece di rincorrere l’icona — i viaggi, la fama, la televisione — il film stringe su un’estate sola: 1975, Provincetown, Massachusetts. Bourdain ha 19 anni, perde una borsa di studio per la scrittura e finisce in cucina quasi per ripiego. E quella stagione gli cambia la vita.

È il prequel emotivo di tutto quello che sarebbe venuto dopo: Kitchen Confidential, No Reservations, Parts Unknown. La fame di verità, la disciplina, la rabbia — nascono lì, in una cucina di mare del New England, non in uno studio televisivo.

E qui il film fa una cosa che ci interessa: non inventa. Il personaggio di Banderas, Ciro, è ispirato a un ristoratore vero, Ciro Cozzi del Ciro & Sal’s di Provincetown. Il primo contatto di Bourdain con una cucina, nella vita reale, fu da lavapiatti. E persino la sua eredità — quella che di solito prende le distanze da questi progetti — ha dato al film la sua benedizione, proprio perché non addolcisce i suoi spigoli e non pretende di riassumere una vita in due ore. Un biopic che sceglie un frammento invece dell’agiografia: già questo è una forma di rispetto per il mestiere.

Per noi di Umami questa non è una notizia di cinema. È una notizia di cultura food.

Bourdain è stato il primo a raccontare il cibo come lo raccontiamo noi: senza filtro, senza gerarchie, senza retorica. Un piatto vale quanto chi lo fa con onestà. Punto. Da una bettola di Saigon a un tre stelle parigino, lui non vedeva una differenza di rango — vedeva persone, mani, mestiere. Ha fatto a pezzi l’idea che il cibo importante sia solo quello costoso e ha rimesso al centro l’unica cosa che conta: la verità di chi cucina.

Ricerca. Avventura. Verità. Semplicità. Quattro parole che oggi suonano come slogan da brief marketing. Per lui erano un metodo di lavoro.

Ed è per questo che lo aspettiamo. Non per nostalgia, ma perché un film che torna all’estate in cui un ragazzo capì che la cucina poteva essere una forma di scrittura parla esattamente la nostra lingua. In sala ad agosto. Lo aspettiamo come si aspettano poche cose.

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